GINOSA, 12OTT – Giambattista Sassi: “La tomba nell’alveo della Gravina non esiste, irregolarità nel recupero di materiale osseo e ceramico”



Spettabile Redazione:

In merito alla notizia diffusa nei giorni scorsi circa il rinvenimento di un’antica sepoltura nell’alveo della gravina di Ginosa, lo scrivente è stato interessato dell’accaduto dal funzionario della Soprintendeza Archeologica dott.ssa Teresa Schojer, in qualità di Archeologo fiduciario nonchè di Direttore del Museo Civico di Ginosa, al fine di verificare la consistenza della notizia. In un sopralluogo effettuato nella giornata di ieri 11 ottobre si è riscontrato che il materiale osseo e ceramico irregolarmente recuperato da un laureando in archeologia proviene da strati di riempimento, ovvero che i reperti in oggetto non sono in giacitura primaria. Per dirla in breve: la tomba non esiste. Si specifica che, grazie al tempestivo e solerte intervento del Comandante della locale Caserma dei Carabinieri Luogotenente Francesco Capobianco, i reperti sono stati recuperati e restituiti alla collettività e sono ora custoditi presso i magazzini del Museo Civico di Ginosa. Si ricorda che il sottosuolo è proprietà unica dello Stato, che delega l’attività di scavo unicamente alle Soprintendenze Archeologiche . Sarebbe pertanto auspicabile, in un momento difficile come questo, che si concorra verso un’attività di tutela e salvaguardia del nostro patrimonio, piuttosto che avventarsi come avvoltoi su quel poco che la violenta furia della natura ha risparmiato. Si invita pertanto quanti vengano a conoscenza di ritrovamenti, o effettuino fortuiti rinvenimenti, ad agire come per legge, ovvero a segnalare l’accaduto alla locale Caserma dei Carabinieri, oppure alla Soprintendenza Archeologica per la Puglia, oppure alla Direzione del Museo Civico di Ginosa. Grazie per la collaborazione.

Dott. Giambattista Sassi





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  • Vincenzo Stasolla

    Purtroppo la gelosia è una brutta malattia. Si sa, come ho giustificato negli articoli di questi giorni, che la raccolta di superficie e i tempestivi sopralluoghi non sono mai risolutivi (e credo lo sia anche per Lei). Pertanto, la raccolta avvenuta rispettando i termini di legge, telefonando agli uffici della soprintendenza (al momento non disponibili per un sopralluogo data l’assenza della Dott. Teresa Schojer), ai Carabinieri del Nucleo Operativo dei Beni Culturali di Bari (occupati in altre operazioni), e infine al maresciallo dei C.C. della locale stazione di Ginosa Luogotenente F. Capobianco e al Maresciallo Capo I. De Gioia, che possono confermare l’attività di recupero del materiale archeologico ad essi consegnato come testimonia il verbale consegnato in copia al sottoscritto. Documentazione della raccolta avvenuta tempestivamente per nostro merito (e non il Suo, “Dottor” Sassi), è quella fotografica e video effettuata al momento del recupero. I presenti alla raccolta erano, lo scrivente nella persona di Vincenzo Stasolla in compagnia dei signori Davide Stasolla, Vito Parisi (scopritore dei reperti), Angelo Inglese, e i succitati Carabinieri.
    Pertanto i C.C. dovrebbero aver inviato copia del Verbale in soprintendenza (con il nome di quel laureando in Beni Culturali). Mi spiega come fa a parlare di “recupero irregolare” se la Dott. ssa Schojer avrà sicuramente ricevuto notizia grazie a quel verbale? Come fa a sapere il luogo di rinvenimento? (io non l’ho mai citato, se non su quel verbale!).

  • Alessandro M.

    Intravedo una sorta di contraddizione: lo so che ormai in Italia funziona tutto al contrario, ma possibile che qualcuno compia un’ “irregolarità” e poi pubblichi un articolo dettagliato in proposito, praticamente auto-denunciandosi?
    Inoltre se il Luogotenente Capobianco avesse constatato “l’irregolarità” non avrebbe semplicemente recuperato il materiale archeologico ma immagino che, come minimo, avrebbe denunciato il “laureando in archeologia”!
    Sicuramente si è sbagliato a parlare della presenza di una tomba, in seguito al semplice recupero di resti ossei umani e frammenti di ceramica antica, e apprezzo l’invito alla collaborazione di tutti nella tutela e salvaguardia del nostro patrimonio ma non a scapito dei protagonisti di una vicenda avvenuta in totale buona fede come testimonia il commento del Signor Vincenzo Stasolla. I nomi sono tutti lì, per un chiarimento o per una denuncia se fosse il caso.

  • Vincenzo Stasolla

    Mi spieghi, non è forse “irregolare” il “suo” museo civico?

    Non è forse irregolare anche il suo intervento arbitrario sui luoghi della scoperta senza l’autorizzazione e la presenza dei C.C.?

    Non è forse irregolare il deposito di reperti presso il museo civico?

    Non è forse irregolare la sua carica fittizia di Direttore di un museo inesistente? Chi le da l’autorizzazione?

    Non era forse irregolare e punibile legalmente l’aver chiuso dietro un muro a secco l’antico acquedotto presso C.da D’Attoli?

    Non è forse irregolare l’attività di un archeologo come Lei che non segnala le incurie nel centro storico di Ginosa, che hanno contribuito al disastro?

    Non avrebbe dovuto essere lei a vigilare il territorio, in nome della sua carica di “fiduciario” della soprintendenza, dopo i disastri?

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